sabato, 29 marzo 2008 | in : incinta, transgender, mammo

Può quest'uomo essere una Mamma?

ThomasBeatie

mirkoderosa @ 00:32 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 13 marzo 2008 | in : politica, mafia, roberto saviano

Tratto dal sito www.corriere.it

ROMA — Roberto Saviano è ancora un ragazzo. E ogni tanto riesce anche a sorridere, con le labbra che si tendono su una faccia sempre più tesa, sempre più pallida. Quando racconta della presentazione di Gomorra ad Helsinki, con lo speaker che lo introduce come «Roberto Soprano», e i finlandesi che sono lì soltanto per via della serie televisiva americana, riesce pure a ridere di «loro». Li chiama così, «loro». I suoi nemici. Come se fosse una questione personale, tra lui e i mafiosi di Casal di Principe che lo hanno costretto ad una vita infame, da animale braccato.

Quella di Saviano è una storia di paradossi. Con il suo libro ha avuto fama, celebrità, il traguardo del milione di copie vendute tagliato in questi giorni. Con il suo libro ha perso il resto, la libertà personale, la possibilità di vedere il mondo con i propri occhi. «È come se mi sentissi sempre in colpa» sintetizza così il suo stato d'animo, come se qualcuno andasse da sua madre a chiedere «cosa ha fatto tuo figlio?» Ad un certo punto, Saviano si era anche convinto che in Italia ci fosse qualcuno disposto a condividere la sua ossessione.

Da Walter Veltroni alla Sinistra Arcobaleno, passando per il Popolo della Libertà, sponda An, tutti hanno cercato l'autore di Gomorra, blandendolo con la lotta al potere mafioso. «Ma non è il mio mestiere. Non si può parlare di mafia ad una sola parte politica. È un argomento sul quale non ci si può permettere di essere partigiani. La mia responsabilità è la parola ». Chi è stato il più insistente? «Quando Veltroni mi ha chiamato nel suo ufficio al Campidoglio, abbiamo parlato a lungo di mafia e appalti. Mi disse che quello sarebbe stato uno dei primi punti della sua agenda». Promessa mantenuta? «Non mi sembra. Ma il Pd è in buona compagnia. Purtroppo, la lotta alla mafia è la grande assente di questa campagna elettorale, a sinistra come a destra». Altri pretendenti? «Fausto Bertinotti mi ha fatto arrivare una proposta tramite l'assessore regionale campano Corrado Gabriele. Io ho molto apprezzato il lavoro di Forgione alla commissione antimafia, ma credo che anche la sinistra debba fare outing, e ammettere di non essere stata così rigorosa nell'allontanare gli affaristi collusi con la mafia». Avanti con l'elenco delle avances. «Alleanza nazionale mi ha mandato messaggi di apprezzamento. Persino l'Udeur prima che si dissolvesse». Destra, sinistra, centro. «Io sono cresciuto in una terra dove Pci e Msi stavano dalla stessa parte, contro la camorra. E vorrei tanto che il centrodestra riprendesse i valori dell'antimafia, quelli che aveva Giorgio Almirante e che avevano ispirato Paolo Borsellino. Li vedo trascurati, nonostante una base che al Sud ha voglia di sentirli affermare».

A sentirla, non sembra che il Pd sia molto più attivo. «Affatto. Anzi, a Veltroni ho detto che a mio parere anche il centrosinistra ha commesso molti errori in questi anni». Il più grande? «L'intellighenzia di sinistra dà sempre per scontato che la mafia stia dal-l'altra parte. Il complesso di superiorità applicato alla criminalità organizzata. Credersi immune dalle infiltrazioni, pensare che questo sia sempre e solo un problema degli altri. Le dico di più: spero che il Pd riesca a non aver paura di perdere le elezioni pur di cambiare. Solo così potrà davvero vincere». Dove vuole arrivare? «Spero che non abbia paura di parlare del voto di scambio, di denunciarlo. Fino ad ora non lo ha fatto nessuno. Ed è il voto di scambio che determinerà l'esito delle prossime elezioni. Si vince o si perde nei piccoli paesi, dove il clientelismo è l'unica moneta corrente. Si vincono le elezioni per bollette pagate, cellulari regalati, di questo bisogna parlare. La vera sfida sarebbe quella di non svendere il voto. E alzare la voce, denunciare». E invece? «Il grande silenzio. La mafia è la più grande azienda italiana, il suo giro d'affari è il triplo di quello della Fiat. È innaturale che non se ne parli in campagna elettorale. Ma è così. Al massimo qualche cosa simbolica, una celebrazione, qualche commemorazione. Una rimozione bipartisan».

Si è chiesto il perché? «È un tema pericoloso sul piano della comunicazione. Se qualcuno parla di mafia, molta gente pensa che si stia occupando soltanto di una parte ben circoscritta del Paese, che si interessi di cose ai margini, lontane. Nessuno è riuscito a far passare l'idea che la mafia sia qualcosa che riguarda anche Milano, Parma, Roma, Torino. È tornata ad essere un fatto esotico, lontano, noioso». «Non valete niente». Era il 23 settembre 2006 quando sfidò i boss di Casal di Principe a casa loro. Lo rifarebbe? «A vedermi da fuori, come se non fossi stato io, lo rifarei. Ma sarei falso se non dicessi che con quel gesto ho distrutto la mia vita. Mi è diventato impossibile vedere il mondo, confrontarmi con altre persone, poter sbagliare. Sono diventato un simbolo, ma in cambio ho perso tutto». Quando ha scritto Gomorra, cosa si aspettava? «Confesso l'ambizione. Volevo fare un libro che davvero cambiasse le cose. All'inizio, la camorra lo ignorò. I miei problemi cominciarono verso le centomila copie. La gente pensa che io sono come Salman Rushdie, colpito da una fatwa della camorra. Ma non è così. Lui rischia per quel che scrive, io perché mi leggono. Non è Saviano ad essere pericoloso, ma Gomorra e i suoi lettori».

Il disinteresse della politica rende più difficile la sua situazione? «Acuisce la solitudine, questo sì. Gomorra ha fatto sì che la letteratura diventasse un problema per la mafia. Parlarne è un modo per fermarli. Perché la politica non fa lo stesso? È come se questo paese non accettasse di essere raccontato così. Ma è il silenzio che ci distrugge». Se pensa al suo futuro, cosa immagina? «Spero di riavere la mia libertà, un giorno. Come un ragazzino, immagino di aprire la porta e poter camminare in strada, da solo. Ma è solo un sogno». E la realtà? «Me la faranno pagare. Troveranno un modo per colpirmi. Prima con la diffamazione, diranno che è tutto falso, l'operazione di un ragazzotto assetato di visibilità. Poi chissà. È l'unica certezza che ho».

Marco Imarisio

mirkoderosa @ 23:43 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 12 marzo 2008 | in : etica, politica, documento

Vi invito a leggere (e commentare) il documento che io ed il mio circolo di AN Destra delle Libertà abbiamo presentato al Presidente di Alleanza Nazionale On. Gianfranco Fini sabato 8 marzo all'apertura della campagna elettorale al Palalido di Milano.

L'Etica in Politica

mirkoderosa @ 12:39 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 22 febbraio 2008 | in : partito unico, mirko de rosa, generazione tuareg, francesco delzìo

Sulle ceneri della Seconda Repubblica nasce Generazione Tuareg, giovani trentenni e quarantenni che guardano al futuro del Paese con la convinzione che assieme si può. Per combattere il valore dello spot televisivo, per combattere l'eredità del '68. Senza ideologie di sorta, con la certezza che il futuro ci appartiene e la convinzione che la piramide gerontocratica deve essere rovesciata

mirkoderosa @ 19:06 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 20 febbraio 2008 | in : intervista, liste, fini

Il presidente di An, in una intervista a La Stampa, sulla sicurezza dice: "Necessario rivedere la legge Gozzini, occorre certezza della pena. Ridurremo i tempi della giustizia".

di Mattia Feltri
Dopo un'ora trascorsa a ragionare sui temi della sicurezza e della giustizia, durante la quale il presidente di An, Gianfranco Fini, ha usato espressioni come «giro di vite» e «tolleranza zero» («e non mi vergogno di usarle»), era inevitabile chiedergli se non c'è contraddizione nell'invocare rigore e fermezza quando, nel Popolo della Libertà, stanno per entrare candidati sotto indagine o condannati, anche in via definitiva. «I diritti civili, e cioè la facoltà di votare ed essere votati, li regolano i codici. Mi rendo conto che il politico deve essere al di sopra di ogni sospetto, e vale per Giulio Cesare e per la moglie di Giulio Cesare. Ma bisogna fare attenzione, perché spesso i reati contestati sono di piccola portata o addirittura reati di opinione...».

Nel Pdl saranno in lista indagati o condannati per delitti di altra natura?
«Credo che se uno è indagato o, a maggior ragione, condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione, o che abbiano a che fare con l'associazione mafiosa, opportunità vorrebbe che nella composizione delle liste ci fosse più rigore e più scrupolo. Parlo anche solo di opportunità: in attesa di sentenza definitiva, si può anche saltare un giro».

Propone di rivedere le liste?
«Dico semplicemente che possiamo ragionare insieme se metterli in lista oppure no. Credo di poter chiedere rigore perché, in venticinque anni di Parlamento e in venti di leadership nel mio partito, i magistrati che conosco li ho conosciuti in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario».
Questa è la conclusione. Si era partiti dalla proposta di castrazione chimica dei pedofili.

Un po' truculenta, no?
«Per niente. Il pedofilo è un malato che necessita di interventi terapeutici. So che il termine castrazione è respingente, ma si tratta di una cura a cui sottoporre chi la accettasse. Non penso che l'inasprimento delle pene, proposto da altri, sia utile per bloccare chi delinque obbedendo a una pulsione, a una libido. E quando il pedofilo esce dal carcere, quattro o cinque anni dopo, non è ancora tale? Senza contare che per i detenuti esistono ancora troppi benefici».

Troppi? Li volete ridurre?
«Per esempio quelli previsti dalla legge Gozzini (che accorcia i tempi di detenzione). E' una legge che va rivista in senso restrittivo».

Per tutti?
«Non sono un giurista. Si vedrà nel dettaglio. Ma i benefici vanno tolti, per esempio, ai plurirecidivi, a chi non dà segni di ravvedimento, a chi ha commesso reati particolarmente gravi. Chi viene condannato a dieci anni, si faccia dieci anni».

Le carceri scoppiano. I carcerati vivono condizioni disumane.
«Sì, ma è un'assurdità fare l'indulto perché mancano carceri. Si costruiscano carceri nuove. Si continua a prestare attenzione ai diritti dei colpevoli e non a quelli delle vittime».

Le carceri non si costruiscono in due giorni.
«D'accordo, ma la strada è un'altra. Ritengo che le pene non debbano essere per forza detentive. Tanti possiamo mandarli a lavorare. I condannati per piccoli reati puliscano le strade, i giardini pubblici. Insomma, a me preme che ci si ficchi in testa una cosa: la responsabilità penale è personale. Chi sbaglia paghi, senza che si tirino in ballo gli aspetti sociologici, tanto cari alla sinistra, su dove uno è cresciuto e che sfortuna ha avuto...».

Rutelli non ha torto quando propone di levare la patria potestà ai genitori che mandano i bambini all'accattonaggio o alla delinquenza.
«Sono cose che diciamo anche noi, da anni. Ma piuttosto la sinistra dovrebbe avere il coraggio di riconoscere che esistono gruppi etnici i cui costumi rendono per la gran parte impossibile l'integrazione».

La sinistra, a partire da Veltroni, sulla sicurezza non sembra tanto lassista.
«Adesso ci sono arrivati. Finalmente hanno capito che la sicurezza è un'esigenza sentita soprattutto nelle classi più economicamente disagiate. La criminalità diffusa colpisce specialmente loro. Però rimane distanza fra quello che si dice e quello che si fa. Il pacchetto sicurezza si è rivelato più un pacco che un pacchetto».

A Roma sono state rase al suolo le baraccopoli. Faceva male vedere vecchi e bambini in fila sotto la pioggia.
«Fa molto male. Per questo dobbiamo essere implacabili nella gestione dell'immigrazione e nel rispedire ai paesi d'origine i comunitari, come i romeni, che vengono qui senza lavoro, e vivono di criminalità o di espedienti».

Però non pare che ci siano proposte concrete, ma solo enunciazione di propositi.
«Noi, a differenza di Veltroni, di questi temi ci occupiamo da sempre. Non abbiamo bisogno di proclami. Io sono felice di aver fatto leggi come quella sull'immigrazione, con Bossi, o sulle droghe, con Giovanardi. Io sulle droghe sono inflessibile, ma non un mostro. So qual è il dramma dei ragazzi e delle loro famiglie. Per questo, e non lo si dice mai, nella mia legge è contemplata la possibilità - siccome lo spacciatore è spesso tossicodipendente - di scontare la pena in comunità. E nella prossima legislatura vogliamo ridurre i tempi della giustizia».

Come?
«Troveremo il modo. Noi aiuteremo i magistrati ma i magistrati devono aiutare noi, non ammettendo la sciatteria e il lassismo che albergano anche nella loro categoria».

E' dell'idea di abolire uno dei tre gradi di giudizio?
«No. Non sono giustizialista. Il giustizialismo è la caricatura della giustizia. Sono garantista e per la giustizia. Ma quella vera e non piagnona».

mirkoderosa @ 19:08 | commenti (popup) | commenti
martedì, 19 febbraio 2008 | in : italia, usa , kosovo, russia, francia, onu , serbia, regno unito, indipendenza, consiglio di sicurezza

Nella giornata di ieri il Presidente kosovaro Thaci ha annunciato l'indipendenza della regione autonoma del Kosovo dalla Serbia. La decisione, certo non improvvisa, ha creato e creerà forti tensioni nella zona tra chi appoggia la scelta e chi la osteggia.

L'opinione pubblica internazionale resta a guardare mentre le superpotenze prendono atto: gli Usa, che hanno sempre sostenuto la scelta kosovara, danno il beneplacito, assieme a Francia, Regno Unito, Italia (con la responsabile scelta del ministro D'Alema di voler coinvolgere il Parlamento), Germania; di parere contrario la Spagna, la Russia di Putin, filo-serba, che ha richiesto la immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza.

mirkoderosa @ 00:30 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 16 febbraio 2008 | in : partito unico, terza repubblica, leaderismo

Lo scenario che si va prefigurando è da Terza Repubblica: bipolarismo, tendenza al bipartitismo, rilevante figura del leader e del programma non più ideologizzato bensì pragmatico e concreto. Sarà la nuova politica che alterna partito democratico a partito del popolo della libertà (con tutto rispetto per le altre liste minori...)come socialisti e gollisti, democratici e repubblicani, conservatori e labouristi o un fuoco di paglia?
mirkoderosa @ 14:47 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
giovedì, 14 febbraio 2008 | in : dellutri, travaglio, an , fi , partito unico

Circa un mese fa Silvio Berlusconi ha presenziato ad un incontro dei Circoli giovani di Marcello Dell'Utri. Questo breve pezzo del suo intervento (preso da youtube, montato assieme ad interventi di Travaglio) è significativo!  

Faccio parte di una cultura politica che sempre avrà nel cuore gente come Borsellino, Falcone, che lotterà contro la mafia ed i mafiosi, che sarà con i magistrati e contro i politici corrotti e coloro che faranno della politica il sistema per soddisfare la loro sete di potere meschino; ...qualsiasi sia il partito in cui AN confluirà, ...qualsiasi siano gli uomini che ne faranno parte.

mirkoderosa @ 12:20 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
lunedì, 11 febbraio 2008 | in : fini, partito unico, pdl
Il Presidente di Alleanza nazionale, On. Gianfranco FiniPresidente Fini. che cosa sarà il Popolo della libertà, un cartello elettorale o un vero e proprio partito?
«Non sarà solo un cartello elettorale, guai se lo fosse. È un progetto molto più ambizioso che nasce da un accordo politico e che troverà la sua consacrazione nel momento elettorale ma dovrà necessariamente svilupparsi dopo. Del resto Berlusconi ha chiarito che coloro che saranno eletti con il Pdl faranno parte di un unico gruppo parlamentare».

Come è arrivata l'accelerazione decisiva?
«L'accelerazione è nata dalla consapevolezza della condizione irripetibile in cui si trovava il centrodestra italiano.
Rispetto a qualche mese fa e anche rispetto all'aspra polemica che c'era stata dopo l'annuncio di San Babila erano accadute alcune cose che avevano cambiato radicalmente lo scenario».

Ma cosa vi siete detti con Berlusconi? Qual è stata la scintilla?
«A Berlusconi ho detto: ma se ci fosse la legge elettorale scaturita dal referendum, faremmo la lista unica? Berlusconi mi ha risposto di sì. A quel punto parlando ci siamo trovati d'accordo nel dire che per la prima volta poteva nascere un soggetto politico non calato dall'alto attraverso la scissione o la fusione di soggetti esistenti ma dal basso, nelle urne, per espressa volontà del corpo elettorale. E abbiamo rotto gli indugi».

Come farete a dare un'anima a questa nuova creatura?
«Il Pantheon dei nostri valori è condiviso da tempo. E questo è avvenuto grazie all'esperienza di governo e attraverso i valori del PPE. Inoltre esiste un manifesto dei valori redatto e firmato da tutti noi. Su questo si è andata a innestare la spinta proveniente dal popolo del 2 dicembre che ci ha fatto sentire indietro riSpetto al sentire dell'elettorato».

Che cosa significa affrontare queste elezioni senza il simbolo di An?  E' preoccupato?
«Innanzitutto da domani sarò impegnatissimo a spiegare al partito che cosa sta accadendo. Ma non sono preoccupato per due ragioni: le identità dei partiti non sono espresse solo dai simboli - se fosse così si tratterebbe di identità assai deboli - ma dai valori e dai principi di riferimento.
E da questo punto di vista c'è una sostanziale omogeneità soprattutto con Forza Italia. Inoltre già nel '96 e nel 2001 la maggior parte dei deputati e dei senatori vennero eletti con un simbolo che non era né quello di Forza Italia né quello di An. Senza contare il referendum che promuovemmo per l'abolizione della quota proporzionale».

An verrà sciolta?
«AN, dovrà discutere fin dalla direzione di sabato, che sarà allargata a tutti i gruppi parlamentari, della nuova strategia. E se, come mi auguro, ci sarà un via libera, nei primi mesi dell'autunno sarà indetto un congresso per sancire questa decisione e avviare la fase successiva che dovrà portare alla nascita di un vero e proprio partito».

Che cosa farà l'Udc a questo punto?
«Sarebbe davvero grave se gli amici dell'Udc non comprendessero l'importanza di ciò che sta accadendo e non contribuissero a rendere il Popolo della Libertà più forte e credibile nei valori e nella sua capacità di governo».

Qual è la sua previsione?
«Confido nella, lungimiranza di Pier Ferdinando Casini».

Perché concedete alla Lega l'uso del simbolo e all'Udc no?
«La Lega ha una sua specificità legata al fatto che  presente solo in alcune aree. Il modello che mi viene facile evocare è il modello tedesco con l'alleanza strategica tra Cdu e Csu».

Dal punto di vista organizzativo che cosa accadrà?
Ci sarà una sede unica? Perderemo sinonimi giornalistici come Via della Scrofa e Via dell'Umiltà?
«Non bisogna avere fretta. L'importante è avere un progetto politico chiaro e vincente. Poi, per dirla con De Gaulle, l'attendenza seguirà. Fermo restando che ritengo importantissimo affinare la macchina organizzativa».

Come si fa ad esorcizzare il rischio di avere un'Armata Brancaleone, con tante sigle che confluiscono insieme?
«ll semplice fatto che ci sia l'impegno di che entra a rimanere nel gruppo parlamentare unico è una garanzia contro i frazionismi. Inoltre dovrà valere la regola delle decisioni a maggioranza».

Spesso in Italia la confluenza di più partiti in un'unica formazione non è riusciuta a produrre la somma delle percentuali. Questa volta che cosa accadrà?
«E' vero quello che lei dice ma qui siamo in presenza di uno scenario diverso perché questa non è una lista ma il progetto di un soggetto politico capace di rappresentare il 40% degli italiani, una accelerazione verso un assetto che se non è bipartitico ci va molto vicino».

Veltroni è impegnato in una difficile operazione: la rimozione del governo Prodi dalla memoria dell'opinione pubblica. Ci riuscirà?
«Veltroni soffre di amnesie gravi. Presentare il suo progetto come una sorta di new deal e come nuovo un partito che ha Prodi come fondatore, come vicepresidente D'Alema e quasi tutti i ministri dell'esecutivo, oltre a Bassolino e Loiero,significa considerare scarsamente intelligenti gli italiani. Diventano ancora meno, credibili quando lo sento dire che bisogna diminuire le tasse».

La preparazione delle liste sarà un primo test per il Pdl. Secondo quale
criterio si procederà?
«Il primo atto sarà la definizione del programma, con un particolare accento sul rilancio dell'economia, sulla legalità e la sicurezza. In parallelo inizieremo a predisporre le liste con una volontà innovativa.
L'obiettivo è presentare liste credibili per qualità, capacità e serietà. Sono convinto che se riusciremo a candidare molti giovani e donne sarà la dimostrazione evidente della volontà di guardare avanti».

Mastella sarà dentro il Pdl?
«Se non fosse per lui saremmo ancora alle prese con il governo Prodi. Inoltre lui già ha come riferimento i valori del Ppe. Bisognerà, però, che ci sia una ulteriore sottolineatura della necessità di rompere i ponti con la sinistra anche in molte amministrazioni locali»

E Storace?
«E' evidente che se Francesco dice che vuole entrare nel Pdl deve sottoscriverne i valori. E lui ha fatto notare giustamente che è uscito da An per non approdare nel Ppe. Non sarebbe comprensibile se Storace facesse parte della coalizione ma non del Pdl e lo facesse in ragione della sua diversità valoriale».

Ad aprile a Roma si voterà con cinque schede diverse e senza più i simboli dei partiti. Non teme il rischio di molti errori materiali da parte degli elettori?
«Sì, anche per questo abbiamo deciso che in tutte le consultazioni ci sarà il simbolo del Pdl».

Chi sarà il candidato sindaco del Centrodestra a Roma?
«Se sull'altro fronte ci sarà Rutelli dobbiamo-essere consapevoli che occorre un Candidato di peso come possono esserlo Frattini e Giorgia Meloni. Ma potrebbe essere anche un altro che non è stato ancora fatto».

La nascita del Pdl rappresenterà perAn uno strappo simile a quello di Fiuggi?
«Siamo solo ai primi passi di percorso. Ma non credo che i due momenti siano paragonabili».

E' interessato a guidare il Pdl?
«Sarebbe stupido parlarne. Di sicuro nessuno rimarrà disoccupato. Ci sarà spazio, gloria e fatica per tutti»

Intervista del presidente di AN al Giornale

di Fabrizio De Feo

mirkoderosa @ 23:42 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
sabato, 09 febbraio 2008 | in : berlusconi, fini, an , fi , partito unico
mirkoderosa @ 02:36 | commenti (15)(popup) | commenti (15)