La rivoluzione politica di questi giorni potrebbe davvero aprire ad una nuova fase politica; qualcuno parla di Terza Repubblica, non lo so. Cercherò di fare un'analisi politica che non si limiti alla propaganda di nascita di nuovi partiti ma a ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro, anche domani. Faccio prima un doveroso passo indietro.
Era evidente che chi spingeva per la spallata al governo Prodi si è dovuto ricredere perchè la maggioranza ha tenuto; ed ha tenuto sulla Finanziaria, a torto o a ragione, anche perchè ancorata ad un fervido anti-berlusconismo.

La fase successiva prevede, al momento, una presa di coscienza ed una responsabile opera di riformismo anche da parte dell'opposizione, dal momento che il nostro Paese è bloccato da due anni. Per carità, la minoranza non deve fare da stampella a Prodi ma collaborare, ove necessario per il bene dell'Italia, ad un processo di riforme. E proprio da qui che è nato il dissenso fra Berlusconi e Fini-Casini e quindi Bossi.
Va da sè che la politica di Berlusconi, quella della propaganda mai conclusa malgrado non si sia in campagna, quella della non volontà di accettare la sconfitta elettorale, quella dello scommettere sulla caduta del governo in carica come se fossimo al circo, non si sia conclusa qui: domenica, mentre 8. 10, 60 milioni di cittadini votavano nei gazebo di Forza Italia, lui, all'insaputa anche del suo partito, ha dichiarato la nascita di un nuovo soggetto politico: il Partito del Popolo.
Nulla da eccepire: è solo un restyling di forza italia che certamente potrebbe abbracciare qualche "storaciano" altrimenti tagliato fuori dalla politica, qualche "giovanardiano", qualche "selvano". Niente di più. Ma non si osi chiamarlo partito unico visto che si tratta, ancora una volta, di un partito che nulla ha a che fare con la gente, coi programmi, con la politica, con le regole democratiche.
Adesso Berlusconi decide che è tempo di trattare con Veltroni, anche in merito alla nuova legge elettorale che vorrebbe proporzionale, annunciando la fine della CdL e dell'alleanza con Gianfranco Fini. Nulla di nuovo di quanto Fini avesse già pensato.
I tempi da quel referendum del '93 che aveva sancito la fine del sistema proporzionale sono cambiati: la politica è differente, il modo di interpretare il proporzionale pure. Gianfranco Fini lo ha dichiarato: tifiamo per un proporzionale che ridia centralità alla politica dei partiti, fatta di identità, concretezza, proposte fattive; che sia però un proporzionale con soglia di sbarramento alta, che riduca il frazionamento dei partiti in partitini; una legge elettorale che garantisca al cittadino di sapere, prima del voto, chi voterà con chi si alleerà, con quale programma ed eventualmente chi diverrà Presidente del Consiglio.
E' evidente che la gaffe di Berlusconi quando ritiene conclusa l'epoca del bipolarismo è solo una gaffe, non tanto perchè non ci creda quanto perchè sarebbe il primo tagliato fuori dal sistema. Nella Prima Repubblica la politica era quella dell'alternanza tra comunisti ed anticomunisti anche se mischiata nel pentapartito; quando, con la Seconda Repubblica, la sinistra scopre Berlusconi, al comunismo prende il sopravvento l'alleanza anti-berlusconi; la stessa che oggi non potrebbe portare ad accordi tra il PD di Veltroni (pena una risposta negativa del popolo del centrosinistra) e la creatura del Cavaliere, che non avrebbe altra possibilità che venire a bussare in casa di AN.

Insomma, si può e magari si andrà, anche con efficacia per la politica stessa, verso un proporzionale con poche figure partitiche (immagino la destra di AN magari con Di Pietro e qualche componente centrista, il partito di Berlusconi, un centro moderato, un Partito democratico ed una sinistra massimalista). Ma poi governare significherà mettere assieme una maggioranza assoluta di voti; e gli accordi si fanno solo se chi conta meno è disposto a non schierare il proprio leader a Presidente del Consiglio: credete realmente che Veltroni si faccia da parte per Berlusconi o l'incontrario? Ecco perchè il Cavaliere si accorgerà che fare lo splendido, il campione di marketing e di comunicazione politica non porta da nessuna parte se non cambia strategia e si mette a fare finalmente politica, quella vera. Ma, d'altronde la colpa non è sua, lui politico non lo è mai stato.